I contorni storici del mito spiegati da Leonardo Pianezzola
San Zenone degli Ezzelini (TV), 7 dicembre 2010
“LA LEGGENDA DI EZZELINO”
a cura di Leonardo Pianezzola
Il mito visto attraverso la lente d’ingrandimento della storia
La leggenda di Ezzelino raccontata con le fonti storiche e letterarie. È stato questo il primo appuntamento proposto dal Centro Studi Ezzelino da Romano, in collaborazione con l’Academia Sodalitas Ecelinorum, nell’ambito del progetto Immortalare l’Immortale.
Con l’obiettivo di spingersi oltre la suggestione, l’iniziativa del Centro Studi, ha infatti interpellato uno dei massimi ricercatori nell’ambito dello studio della leggende ezzeliniana, Leonardo Pianezzola. Con questo incontro tenutosi a San Zenone degli Ezzelini lo scorso 7 dicembre, è stato infatti possibile documentare l’immortale figura di Ezzelino, cercando di spiegare come questo mito sia nato e si sia diffuso, attraverso quali fonti e quali direttrici, fino a cogliere le ragioni profonde della presenza, ancora viva in tutto il pedemonte, dello spirito di colui che lo stesso Pianezzola non ha esitato a definire il “padre della regione veneta”.
L’evento
È stata un vero successo la serata organizzata a San Zenone dal Centro Studi Ezzelino da Romano con il supporto dell’Academia Sodalitas Ecelinorum. Una sala gremita di appassionati di storia del XIII secolo, che ha visto la partecipazione del presidente del Comitato Parco Palude di Onara, Carlo Zanella, del Sindaco di San Zenone Luigi Mazzaro egli assessori Marostica Speranza e Lino Pellizzari.
Un momento importante quindi anche in virtù di ciò che rappresenta nel suo aspetto “formale”: ancora una volta infatti il territorio ezzeliniano (trasversale alle provincie di Vicenza, Padova e Treviso) si è trovato unito attorno ad un progetto culturale nel nome del suo dominus.
Pianezzola sulla leggenda nera
Come nasce la leggenda nera di Ezzelino? Quanto di questa leggenda è invenzione e quanto invece è documentabile come “reale”? Quali valori esalta questa tradizione? E ancora, quanto invece questo mito mette in ombra?
È partito da queste domande l’incontro-lezione di Leonardo Pianezzola a San Zenone.
«La leggenda di Ezzelino – ha precisato subito Pianezzola – esalta dei disvalori, degli elementi negativi, per attribuire al da Romano ogni possibile connotato tirannico, se non addirittura demoniaco. Questo è avvenuto quando Ezzelino era ancora in vita, ma si moltiplicò in modo esponenziale dopo la sua morte, anzi con maggior recrudescenza a distanza di alcuni decenni e addirittura secoli, dopo la sua morte. Questa necessità di demonizzare Ezzelino nasce da ragioni di propaganda guelfa, per esaltare i campioni di una parte politica e demonizzare gli avversari, strumentalizzando una serie di racconti, di aneddoti, di dicerie che si formarono e si consolidarono principalmente attraverso due canali di trasmissione: gli ordini religiosi e la città di Padova (centro culturale di enorme prestigio internazionale, proprio nei secoli immediatamente successivi alla conclusione della parabola politica degli Ezzelini)».
Pianezzola ha quindi tracciato i confini documentari entro cui occorre collocare lo studio della storia e del mito ezzeliniano, sottolineando come lo studio del periodo vada ricondotto all’interno dei documenti e delle cronache. Cronache che però vanno vigilate perché la loro compilazione nasce spesso per motivi propagandistici, e non per un reale desiderio di documentazione dei fatti. Ecco perché, ad esempio, non può essere utile la cronaca di Gerardo Maurisio – avvocato vicentino, al servizio di Ezzelino e autore di una cronaca encomiastica, che esalta e celebra la famiglia da Romano. Oppure la cronaca di Pietro Gerardo: pur diffusissima, ristampata fino ai giorni nostri, il testo è stato infatti riconosciuto come un falso. Gerardo si spaccia per contemporaneo ai fatti descritti, ma in realtà è assodato che l’opera è una traduzione rimaneggiata della cronaca di Rolandino, eseguita nel Cinquecento da Fausto da Longiano (Gianbattista Verci arriva a definire l’autore “un impostore”).
Testo di riferimento principale resta quindi la cronaca del notaio padovano Rolandino (recentemente tradotta e pubblicata con il titolo Vita e morte di Ezzelino da Romano). Pur con qualche attenzione (Rolandino era padovano e scriveva su sollecitazione di “alcuni religiosi”) quest’opera più di qualunque altra può fornire spunti e dettagli sulla vita di Ezzelino, ma soprattutto può dare conto di come si siano originate alcune leggende sul suo conto; ma dimostrando anche che, fino al 1262, anno in cui venne pubblicamente letta all’Università di Padova, ottenendo così lo status di “cronaca ufficiale”, la figura di Ezzelino ma non aveva ancora caricata su di sé quei tratti demoniaci e sanguinari, con i quali passò invece dalla storia alla credenza popolare.
Rolandino, l’apparato documentario in appendice alla Storia degli Ecelini di Giambattista Verci, alcuni passi delle cronache di Salimbene de Adam e del cosiddetto Monaco padovano, ma anche il testo teatrale di Albertino Mussato, Ecerinis del 1315.
Posta e commentata questa bibliografia, integrata di volta in volta con testi di commentatori e storici di epoche successive (come, ad esempio, gli aneddoti contenuti ne Il Tiranno in Italia di Antonio Santa Croce – segretario e teologo del re di Polonia – pubblicato nel 1649) l’intervento di Pianezzola è passato a scandagliare le principali leggende ezzeliniane:
- La strage degli 11mila padovani;
- Il rogo dei 3mila mendicanti;
- L’origine dell’epiteto di “Flagello di dio”;
- Ezzelino considerato “figlio di un cane” e “figlio del demonio”;
- L’incontro con Sant’Antonio;
- La protezione agli eretici e lo sterminio di preti e frati;
- Profezie e i sogni premonitori.
Punto per punto, Pianezzola ha indagato la nascita e la diffusione di molte delle leggende esistenti (e in molti casi ancora ritenute autentiche e citate come fonti anche per recentissime pubblicazioni giornalistiche o per moraleggianti prese di posizione contro Ezzelino e il suo studio). L’intervento di Pianezzola però non ha solo “smontato” la tradizione ricostruendone il suo consolidarsi, ma ha proposto suggestivi parallelismi con leggende nere di altri “demoniaci” personaggi storici.
Infatti lo studio di Pianezzola ha dimostrato inequivocabili filiazioni, se non totali sovrapposizioni, tra le leggende di Ezzelino e quelle attribuite a Tarquinio, ad Attila, ad Erszébeth Bàthory, meglio nota come “la contessa sanguinaria” o al valacco Vlad III, conosciuto in Occidente con il soprannome di Dracula.
Insomma il mito ezzeliniano gemina e raccoglie in sé leggende che appaiono quasi “trasversali”, valide per ogni tiranno e per ogni epoca, con una direttrice territoriale che appare prevalentemente “mitteleuropea” (Attila è Unno, la contessa Bàthory Ungherese, il mito di Dracula, ambientato in Romania, nasce però da storici e cronisti di lingua tedesca).
Una leggenda intercambiabile quindi, attribuibile ad un despota dell’antica Roma, ad un principe barbaro ad un nobile dei Balcani: cambiano gli scenari e i nomi, ma resta immutata la leggenda. Anche Attila miete 11mila vittime in una sola razzia (le vergini di San’Orsola); anche Vlad brucia 3mila mendicanti; anche Tarquinio cima le erbe più alte, così anche Ezzelino dopo di loro e prima di loro ha ucciso o promesso di uccidere, è stato creduto “bevitore di sangue” (come Dracula), flagello di dio (come Attila), figlio di un cane (o di un Khan?) e figlio del diavolo.
Lo studio e le argomentazioni di Pianezzola, basate su una documentazione ricchissima, hanno quindi fornito elementi fondamentali per far luce sugli aspetti più conosciuti, ma meno studiati di Ezzelino da Romano, finendo con il ri-collocare la sua figura, anche quella mitizzata, all’interno di parametri standardizzati con i quali è codificata la “tirannide”.
E il suo spettro inquieto? E le gallerie con il tesoro nascosto? E i fantasmi delle sue amanti, dei suoi intendenti, delle sue vittime?
Raccontando la vicenda di Bianca de’ Rossi, Pianezzola ha affrontato anche alcuni passaggi del mito letterario e popolare. «Nulla di ciò è “storico” – ha precisato Pianezzola – si tratta di elaborazioni di molto successive, tradizioni che probabilmente hanno avuto origine diversa, ma hanno finito con il cercare (e trovare) dignità di racconto verosimile appoggiandosi sul mito di Ezzelino».
In qualche modo i racconti popolari più fantasiosi quindi, si possono pensare anche come totalmente indipendenti dalla tradizione ezzeliniana riconducibile alle prediche dei religiosi e ai racconti di letterati antiezzeliniani, recuperando e inglobato la figura di Ezzelino solo in un secondo momento, cercando così di acquisire uno statuto di verisimiglianza, altrimenti troppo labile.
Secondo Pianezzola cioè, la più antica leggenda nera ezzeliniana (nata, come si è visto, con scopo propagandistico per mano guelfa o padovana – l’Ecerinis di Mussato infatti è opera di teatro, ma nasce per contrastare le mire di Cangrande della Scala su Padova) si è progressivamente ingrossata offrendo sempre nuovi aneddoti e particolari, attingendo da una tradizione mitteleuropea documentata (il caso del Santa Croce) o popolare di natura orale (il caso del mito di Bianca de’ Rossi).
Cosa c’è di vero nella leggenda di Ezzelino da Romano?
Partita da questo interrogativo la lezione di Pianezzola ha quindi dato ampie risposte, attinte da fonti e documenti, ma ha anche permesso di acquisire due importanti risultati:
- Ezzelino è personalità e personaggio di caratura internazionale, inserito in un sistema codificato di narrazione del potere.
- La leggenda di Ezzelino, nata mentre egli era ancora in vita (e forse alimentata dallo stesso Ezzelino per incutere timore e rispetto) non è mai conclusa, né probabilmente potrà mai estinguersi. La grandezza abbagliante del personaggio e la sua suggestione troveranno sempre, nel suo pedemonte, chi ne racconterà ancora il mito o ne inventerà di nuovi.



Presentazione




