Leonardo Pianezzola a San Zenone racconta il mito di Ezzelino
Cosa fa di Ezzelino da Romano un mito senza tempo, capace di generare sempre nuovi racconti, leggende, aneddoti? Quali fonti hanno dato origini a questa leggenda nera?
Perché in ogni tempo, dalla morte di Ezzelino III – avvenuta a Soncino (CR) nel 1259 – e fino ai nostri giorni, c’è chi dice di aver incontrato il suo fantasma, di averne udito i lamenti, di aver visto la sua anima vagare inquieta per il pedemonte veneto?
Per tentare di fare luce sulla natura della leggenda ezzeliniana e provare a capire il valore storico-letterario di una tradizione che unisce tutto il territorio pedemontano veneto, il Centro Studi Ezzelino da Romano, in collaborazione con l’Academia Sodalitas Ecelinorum, propone un incontro con Leonardo Pianezzola, massimo esperto del mito ezzeliniano. L’incontro si terrà martedì 7 dicembre, alle ore 20,45 a San Zenone, nella sala delle ex scuole elementari di Sopracastello. All’incontro interverranno, oltre alle associazioni organizzatrici, anche i responsabili del Comitato Parco Palude di Onara di Tombolo (PD) e i ricercatori della bassanese Masnada Baxani, il Gruppo Archeologico del Montello di Treviso.
Si tratta di un primo incontro con la leggenda di Ezzelino, all’interno del progetto Immortalare l’Immortale, iniziativa partner del Festival Spettacoli di Mistero realizzato dalla Regione Veneto (Assessorato al Turismo e all’Identità veneta) e da Unpli Veneto, sotto la direzione dello scrittore Alberto Toso Fei.
«Immortalare l’Immortale – spiega il presidente del Centro Studi, Simone Cavallin – nasce per offrire una nuova visione di Ezzelino, non a partire dalla storia, ma dal mito prodotto dalla credenza popolare. Con questo incontro ci sarà quindi la possibilità di comprendere la radice storiografica della leggenda nera di Ezzelino da Romano, interrogando uno dei più profondi conoscitori della storia ezzeliniana e del nostro territorio, Leonardo Pianezzola. Si potrà chiarire quindi la natura del titolo di “tiranno” attribuita ad Ezzelino III, come quello di “flagello di dio” e di “figlio di cane”.
Una nuova occasione quindi per rimanere abbagliati e impietriti di fronte a questo straordinario personaggio che, per dirla con le parole di Franco Cardini: “credeva con lucida freddezza nelle stelle, che sembrava amare più i suoi mercenari saraceni che non i suoi sudditi cristiani; e che alla fine, braccato come un animale dagli avversari, prigioniero e soggetto al ludibrio, seppe morire con virilità davvero antica, quasi spaventando ancora - lui, fiera ferita in gabbia - gli omuncoli che contro di lui avevano indetto la crociata e che, tanto inferiori a lui nella magnificenza, cercarono tuttavia di emularlo nella ferocia. Lui tigre, loro miserabili iene”. Su tutto ciò si impianta la leggenda di Ezzelino da Romano creduto «figlio di un dio» al pari di Alessandro, ma di un dio, in tempi di monoteismo, che non può essere che l’Avversario».
Disponibile la Relazione sull'incontro







