Inventare un Premio Letterario non è un’idea originale; ma cercare il custode della Spada di Ezzelino (sarà questo il premio al primo classificato insieme alla pubblicazione dell’opera) è un’idea ambiziosa.
Perché, con buona pace degli storici, Ezzelino non appartiene a loro. Ezzelino appartiene a noi, è nei nostri sogni quando abbiamo paura dei fantasmi, nei racconti di tesori mai trovati e custoditi insieme al Demonio, nella voce di un cantastorie che recita la Divina Commedia o legge La Palude degli Eroi. Ezzelino non appartiene alla storia, ma alla leggenda.
Ma allora perché un Premio Letterario?
Perché se nonostante tutta la storiografia e la pubblicista avversa, a sette secoli e mezzo dalla sua morte, noi percepiamo ancora la sua caratura, la forza delle sue idee e la sua grandezza, allora possiamo raccontarlo, dobbiamo raccontarlo; far sedere accanto a noi i nostri figli, i nostri nipoti e raccontare loro di quell’Ezzelino che ancora vaga irrequieto o che è qui sotto i nostri piedi, nell’abisso dell’inferno, immerso nel Flagetonte, vigilato dai centauri.
Noi abbiamo il dovere di raccontare di Ezzelino, di indignarci di fronte alla sua crudeltà, di inorgoglirci di fronte al suo ideale di un territorio unito e forte e protagonista in Europa.
Noi abbiamo il dovere di raccontare di Ezzelino, perché egli è parte della nostra storia e della nostra terra.
Come altri prima di noi hanno raccontato a noi la sua storia e il suo mito, così ora noi abbiamo il dovere di fare altrettanto per la generazione che verrà.
Non ci aspettiamo un nuovo Dante Alighieri, un nuovo Ludovico Ariosto, o un italico Oscar Wilde (scrittori che realmente si sono occupati di Ezzelino), ci aspettiamo di incontrare persone che amano la scrittura, la loro terra e la loro memoria. e la memoria è coerenza, giudizio, coscienza, persino azione. La nostra memoria è la nostra libertà.



Il Premio letterario




